ARTICOLO – “Edoardo Weiss. Tenace pioniere della psicoanalisi italiana” di Rita Corsa

Lunedì 1 dicembre presso l’Aula Magna dell’Università degli Studi di Milano-Bicocca si è tenuta una lezione magistrale della dottoressa Rita Corsa su Edoardo Weiss all’interno del ciclo di incontri “La psicoanalisi italiana si racconta…” organizzati dal professor Mauro Antonelli, dalla professoressa Cristina Riva Crugnola e da noi del CSCP. Qui potrete leggere un articolo della dottoressa Corsa che riassume alcuni temi trattati durante il seminario.
La dottoressa Rita Corsa è psichiatra, psicoanalista membro ordinario della SPI e dell’IPA, membro del Centro Milanese di Psicoanalisi Cesare Musatti e Professore  di Psichiatria presso l’Università di Milano.

 

Edoardo Weiss

Tenace pioniere della psicoanalisi italiana

 di Rita Corsa

weiss

 

Nato a Trieste (1889) da una numerosa famiglia della borghesia imprenditoriale ebraica, Edoardo Weiss si trasfersce a Vienna nel 1908 per studiare medicina. Nelle aule universitarie incontra la futura moglie, Vanda Shrenger, insieme alla quale inizia a frequentare le lezioni di Freud e ad interessarsi alla psicoanalisi. Il 7 ottobre 1908, nello studio di Berggasse 19, fa la conoscenza personale di Sigmund Freud. Il Maestro gli suggerisce di entrare in analisi con Paul Federn, uno dei suoi primi e più fedeli discepoli. L’analisi comincia nel marzo del 1909 e dura circa un anno e mezzo. Il rapporto analitico si trasforma ben presto in una collaborazione professionale e in una forte amicizia, destinate a durare per tutta la vita.
Nel 1913, prima ancora di conseguire la laurea (1914), Weiss entra a far parte della Società Psicoanalitica Viennese.
Allo scoppio della Grande Guerra, lo psicoanalista triestino è richiamato nell’esercito austro-ungarico, ed inviato come ufficiale medico sul fronte orientale, destino comune ai cittadini dell’Impero di nazionalità italiana.
Nell’autunno del 1919, subito dopo la fine delle ostilità, i coniugi Weiss rientrano con il loro primogenito (Emilio) a Trieste, divenuta italiana. Qui Edoardo è subito assunto come psichiatra (“medico secondario”) nel reparto maschile del locale frenocomio civico, inaugurato da circa un decennio. Nel contempo apre uno studio privato in Via San Lazzaro 8, dove avvia l’esercizio della psicoanalisi, sotto la diretta supervisione di Sigmund Freud e di Paul Federn (Weiss, 1970).
Una lunga indagine negli Archivi di Stato di Trieste (AST) ha consentito di individuare alcuni atti amministrativi e le oltre 340 cartelle psichiatriche compilate da Edoardo Weiss negli anni in cui prestò la sua opera nel manicomio triestino (Corsa, 2013). Come vedremo, questa decennale, fondante esperienza ospedaliera, consente a Weiss di sviluppare un pionieristico interesse per i disturbi psichici severi, anche grazie alla decisiva influenza di Paul Federn, che lo sensibilizza ai problemi teorico-clinici inerenti la struttura dell’Io e le psicosi.
E’ ben nota l’entusiastica accoglienza ricevuta dalla psicoanalisi nel mondo culturale triestino, ma non si può dire che gli anni dell’attività di Weiss nel capoluogo giuliano siano stati proprio un successo, per quanto concerne l’introduzione delle novità freudiane nell’istituzione medica, di matrice fermamente organicista e del tutto sorda alla “giovane scienza” (Voghera, 1980).
Nel gennaio del 1929, Edoardo Weiss decide di licenziarsi dall’Ospedale Psichiatrico, rinunciando all’allettante proposta di rivestire un incarico di primario, poiché rifiuta di aderire alle nuove norme per il pubblico impiego, che introducono l’obbligatorietà per i dipendenti pubblici di italianizzare il proprio cognome e di tesserarsi al Partito nazionale fascista (lettera di Weiss a Federn; Trieste, 26 febbraio 1929).
Weiss rimane ancora due anni nella sua città, dedicandosi completamente alla psicoanalisi. Vanda Shrenger collabora alacremente all’opera di divulgazione della “novella scienza” e sarà la prima donna a praticare la psicoanalisi in Italia.
Degli ultimi anni trascorsi a Trieste resta la raccolta di cinque conferenze di psicoanalisi tenute da Weiss nel 1930, su invito dell’Associazione Medica Triestina. Da questo materiale nasce il manuale Elementi di psicoanalisi, summa del pensiero freudiano, stampato dall’editore Hoepli nel 1931, con una benaugurale prefazione di Sigmund Freud (Freud, 1930).
Come ben si sa, per favorire l’opera di diffusione della psicoanalisi in Italia, Weiss deve lasciare Trieste, dove mancano proseliti e la nomenclatura medica mantiene un atteggiamento d’ostilità. Sconsolato e con qualche problema economico, nel settembre del 1931 si trasferisce a Roma, dove l’attende il grande cattedratico Sante de Sanctis, che auspica un futuro luminoso per la psicoanalisi italiana.
Nella capitale, ben presto Weiss riunisce intorno a sé un piccolo gruppo di seguaci e, già nell’anno successivo, rifonda insieme alla moglie Vanda Shrenger – a sua volta medico, pediatra e psicoanalista – la Società Psicoanalitica Italiana e dà vita alla Rivista Italiana di Psicoanalisi, ambedue con sede in Via dei Gracchi 328-A, l’abitazione privata dei Weiss. Lo psicoanalista triestino è il primo Presidente della neonata Società e il primo Direttore della Rivista.
L’attività dei coniugi Weiss negli anni romani è intensa e costantemente tesa a radicare la nuova disciplina nel tessuto medico, psicologico e culturale della capitale, con frequenti riunioni scientifiche, pubblicazioni originali su periodici italiani e stranieri, traduzioni dei testi freudiani e dei maggiori psicoanalisti dell’epoca, opera di formazione per gli aspiranti soci e la partecipazione ufficiale a tre congressi internazionali di psicoanalisi (Wiesbaden nel 1932, Lucerna nel 1934 e Marienbad nel 1936). Il loro infaticabile attivismo ha come esito l’ammissione della Società Italiana di Psicoanalisi nell’Associazione Psicoanalitica Internazionale (IPA), nel 1936.
Ma i tempi sono funesti. Nello stesso periodo, infatti, la SPI deve far fronte a un’opposizione crescente da parte della chiesa cattolica, che taccia la psicoanalisi di “immoralità” e di “pornografia”, e da parte del regime fascista, contrario alla sua espansione in quanto dottrina proveniente da un paese straniero, sostenuta da scienziati di origine ebraica e orientata politicamente a sinistra (Bellanova, 1982; Zapperi, 2013). Già nel 1934 la Rivista Italiana di Psicoanalisi deve chiudere i battenti e, nel 1938, la stessa SPI viene sciolta, con la motivazione ufficiale di essere affiliata all’IPA – sospettata di svolgere attività politica clandestina. Con la promulgazione delle leggi razziali nel 1938, lo sparuto gruppo di psicoanalisti italiani si disperde. Nel gennaio 1939 Edoardo Weiss migra per sempre in America, portando con sé Emilio, studente di medicina; il 2 ottobre 1939 la moglie Vanda li raggiunge insieme al secondogenito, Guido. Pochi giorni dopo la famiglia Weiss, finalmente ricongiunta, raggiunge Topeka (Kansas), la cittadina nel cuore degli Stati Uniti dove Edoardo, grazie all’appoggio di Alexander e di Brill (che gli aveva generosamente fornito l’affidavit per l’espatrio in America), ha ottenuto un posto di psicoanalista presso la celebre Menninger Clinic.
Nel 1942 la famiglia Weiss si sposta definitivamente a Chicago, dove Edoardo proseguirà la sua attività di psicoanalista sino al 1970, l’anno della sua morte.

Il contributo teorico di Edoardo Weiss
Edoardo Weiss è stato fondamentalmente un clinico, con un’incrollabile fiducia nello strumento curativo della psicoanalisi, sia per il trattamento delle patologie nevrotiche che di quelle psicotiche. Nei primi anni della sua produzione scientifica, egli fu principalmente occupato a diffondere il pensiero freudiano, come testimoniato da alcune traduzioni dei saggi del Maestro e dalla raccolta delle sue lezioni triestine nel volume Elementi di psicoanalisi (1931), la prima opera sistematica apparsa in Italia. Ma l’intimo sodalizio umano e scientifico con Paul Federn portò Weiss ad approfondire le dinamiche relazionali d’oggetto e l’approccio fenomenologico alla struttura dell’Io e alle malattie tipiche dell’Io, i disturbi narcisistici e le psicosi. Tali interessi si manifestarono già nei suoi due più originali scritti degli anni frenocomiali (Su una fase non ancora descritta dell’evoluzione verso l’amore eterosessuale, 1925 e Il delirio di veneficio alla luce dei processi di introiezione-proiezione, 1926). Lo studio di un eccezionale caso clinico manicomiale, in cui sintomi melanconici coesistevano con sintomi paranoidi, offrì lo spunto a Weiss per indagare la «dinamica introiettiva» che, per l’inconscio, equivale ad una «incorporazione orale». Tanto il melanconico che il paranoide sono fermamente convinti di essere perseguitati da qualche cosa di introiettato (l’«introietto» weissiano): la stessa melanconia, infatti, può essere concepita come un delirio di persecuzione, dove il malato si trova ad essere perseguitato dalla propria coscienza. In questo scritto Weiss utilizzò per la prima volta nella letteratura psicoanalitica il termine di «identificazione proiettiva», anticipando di circa un ventennio le concettualizzazioni kleiniane.
Tali osservazioni furono riproposte da Weiss in uno scritto tardivo, Vicissitudes of Internalized Objects in Paranoid Schizophrenia and Manic-depressive State (1963), dove l’autore sviluppò ulteriormente i concetti di identificazione e di passaggio attraverso l’Io, attinti in buona parte dalla Psicologia dell’Io di Federn. Per Federn e Weiss, i limiti egotizzati dell’Io sono mobili e flessibili e demarcano le frontiere corporee e mentali, interne ed esterne dell’Io. Nelle psicosi, l’Io è debole e danneggiato, e le frontiere dell’Io sono fragili e inadeguate a costituire «una barriera insormontabile alle forti pressioni interne degli stimoli psichici», provenienti dall’Es e dalla realtà esterna (Federn, 1952).
Tuttavia, i più noti contributi clinico-dottrinali dello psicoanalista triestino hanno come oggetto l’intima struttura e l’eziologia dell’asma bronchiale e dell’agorafobia.
Il suo articolo Die Psychoanalyse eines Falles von nervòsem Asthma (Psicoanalisi di un caso di asma nervosa), risalente al 1922, lo segnala come un precorritore della medicina psicosomatica. L’interpretazione del sintomo asmatico offerta da Weiss in una cornice teorica rigorosamente freudiana diventò un punto di riferimento nelle successive ricerche di Alexander, il padre della psicosomatica, con il quale Weiss collaborò negli anni americani.
Nel 1936 Weiss pubblicò Agorafobia, isterismo d’angoscia, dove marcava le differenze tra l’isteria e l’agorafobia in un’ottica ancora pulsionale. A differenza delle altre fobie Weiss, per primo, considerò i sintomi agorafobici non solo e non tanto in relazione ad un contenuto rimosso, bensì determinati da una situazione soggettiva, da un’organizzazione della personalità stessa e dell’Io, inquadrabili all’interno del complesso concetto di nevrosi d’angoscia.
Nei successivi studi, Agoraphobia in the Light of Ego Psychology (1964) e La formulazione psicodinamica dell’agorafobia (1966), Weiss integrò i suoi classici principi teorici con gli assunti della psicologia dell’Io di Federn, proponendo un modulo interpretativo estremamente attuale di decodifica della problematica agorafobica.
La sua opera più significativa e completa, Structure and dynamics of the human mind (1960), maturo compendio della propria metapsicologia, pare rappresentare proprio l’estremo sforzo di concepire un nuovo, comprensivo, modello psicoanalitico, dove la teoretica dell’Io di Federn tentava una conciliazione con le tesi freudiane, favorendo innovative ricadute anche a livello di tecnica analitica.
Un cruccio, quello di rimanere fedele ad entrambi i Maestri, che accompagnò Edoardo Weiss per tutta la vita.

 

Bibliografia
Per approfondire la vita e l’opera di Edoardo Weiss e la storia delle origini della psicoanalisi italiana, si rimanda a:

  • Corsa R. (2013). Edoardo Weiss a Trieste con Freud. Alle origini della psicoanalisi italiana. Roma, Alpes.
  • Roazen P. (2005). Edoardo Weiss. The house that Freud built. New Brunswick (U.S.A.) and London (U.K.), Transaction Publishers.

 

Bellanova P. (1982). Le due Gradive. Roma, C.E.P.I.

Federn P. (1952). Ego Psychology and the Psychoses. New York, Basic Book.

Freud S. (1930). Introduction to Edoardo Weiss’s «Elements of Psychoanalysis». S.E., 21.

Voghera G. (1980). Gli anni della psicanalisi. Pordenone, Studio Tesi.

Weiss E. (1922). Die Psychoanalyse eines Falles von nervòsem Asthma. Internationale Zeitschrift für Psychoanalyse, 8, pp. 440-455.

Weiss E. (1925). Über eine noch nich beschriebene Phase der Entwicklung zur heterosexuellen Liebe. Internationale Zeitschrift für Psychoanalyse, 11, pp. 429-443.

Weiss E. (1926). Der Vergiftungswhan im Lichte der Introjektion und Projektionvorgänge. Internationale Zeitschrift für Psychoanalyse, 12, pp. 466-477.

Weiss E. (1931). Elementi di psicoanalisi. Milano, Hoepli.

Weiss E. (1936). Agorafobia, Isterismo d’Angoscia. Roma, Paolo Cremonese.

Weiss E. (1960). The Structure and Dynamics of the Human Mind. New York, Grune & Straton.

Weiss E. (1963). Vicissitudes of Internalized Objects in Paranoid Schizophrenia and Manic-Depressive States. Psychoanal. Review, 50, pp. 588-603.

Weiss E. (1964). Agoraphobia in the Light of Ego Psychology. New York, Grune & Stratton.

Weiss E. (1966). La formulazione psicodinamica dell’agorafobia. Riv. Psicoanal., 3, pp. 239-251.

Weiss E. (1970). Sigmund Freud as a consultant: Recollections of a Pioneer in Psychoanalysis. New York, Intercontinental Medical Book [Sigmund Freud come consulente. Roma, Astrolabio, 1971].

Zapperi R. (2013). Freud e Mussolini. La psicoanalisi in Italia durante il regime fascista. Milano, Franco Angeli.

 

Archivi Storici:
AST (Archivio di Stato di Trieste), Archivio Ospedale Psichiatrico Provinciale di Trieste, «Cartelle cliniche – Uomini», 1919-1929, b. 320-332.

AST (Archivio di Stato di Trieste), Archivio Ospedale Psichiatrico Provinciale di Trieste, «Cartella Personale di Edoardo Weiss», b. 920.

Website References:
Per il Carteggio Weiss/Federn, si veda:

ASPI (Archivio Storico della Psicologia Italiana). Archivio di Edoardo Weiss

http://www.archiviapsychologica.org/index

 

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