CULTURA PSICOLOGICA – Le perversioni sessuali: genesi e caratteristiche

Mario-Fontana__Sex_gLe perversioni rappresentano un interessante ambito di studio su cui vi è ancora molto da indagare. Focalizzare l’attenzione su questa vasta area significa andare ad esaminare tutti quei comportamenti che non rientrano nella norma e che il soggetto esibisce durante l’atto sessuale. Una delle prime definizioni ritiene che si possa parlare di perversione quando viene raggiunto l’orgasmo per mezzo di altri oggetti sessuali o con altre parti del corpo oppure quando dipende da condizioni che possono procurare piacere da sole (come feticismo, voyeurismo, sadomasochismo, travestitismo, esibizionismo) (Laplanche e Pontalis, 1967). In particolare, per quanto riguarda gli individui che presentano un disturbo borderline di personalità si è visto che studiare le fantasie sessuali, gli atteggiamenti e le peculiarità tipiche di questi pazienti è utile per riuscire a comprendere il loro mondo interno che è sempre in qualche modo in balia del caos e della confusione (Kernberg, 1993).

Vi sono tre grandi ipotesi di stampo psicoanalitico riguardo la genesi ed il decorso delle perversioni. La prima è quella postulata da Freud (1927; 1938) che etichetta la perversione come uno spostamento dalla norma nella meta sessuale con lo scopo di pervenire all’orgasmo. Questa visione ritiene che una pulsione sessuale infantile parziale (che sia essa orale, anale o genitale) viene utilizzata come difesa dal conflitto edipico irrisolto e la perversione quindi è vista come un meccanismo difensivo. Una seconda ipotesi è quella proposta dagli autori Fairbairn, Klein e Winnicott, che hanno evidenziato l’importanza degli apporti preedipici, degli aspetti patologici esistenti all’interno della diade madre-bambino e del ruolo giocato dall’aggressività. In particolare, questa aggressività pre-genitale vissuta in modo così intenso dal bambino viene proiettata sui caregiver, specialmente sulla madre, producendo così un’alterazione delle loro prime rappresentazioni. Gli impulsi sadici che vengono proiettati dall’infante verso la madre portano a percepirla come una potenziale minaccia e l’odio esperito verso di lei viene poi esteso anche al padre poiché entrambi i genitori vengono percepiti, nella fantasia inconscia del piccolo, come un’unità. Questa fusione delle immagini della madre e del padre immerse nell’aggressività infantile non fanno altro che impedire la corretta differenziazione tra queste due figure dando origine, tanto nei maschi quanto nelle femmine, ad un nucleo madre-padre fuso insieme estremamente dannoso che li porta ad esperire e vivere le relazioni sessuali come pericolose e costantemente intrise di aggressività (Klein,1945; Fairbairn, 1952; Winnicott, 1953). La terza ipotesi riguardo la psicodinamica delle perversioni è costituita dalle teorie espresse dalla scuola di psicoanalisi francese. I comportamenti perversi vengono considerati come una regressione, o fissazione, ad un impulso parziale e pre-genitale per sopperire alla mancanza di una sessualità genitale interrotta da una profonda angoscia di castrazione. Una delle maggiori esponenti di questa corrente è la Chasseguet-Smirgel (1986) che sostiene come sia negli uomini che nelle donne il rapporto primario che vi è con la figura materna abbia un’importanza essenziale nella futura comparsa delle perversioni. Al contrario di Melanie Klein però, l’autrice francese sostiene che gli aspetti aggressivi del bambino verso la madre rispecchino aspetti edipici aracici che non derivano da relazioni oggettuali parziali o scisse verso il seno, ma bensì da distorsioni degli aspetti interni del corpo del caregiver che vengono immaginati dal bambino. Inoltre, essa sostiene che i comportamenti perversi scaturiscano dall’esigenza di contestare la realtà della vagina materna e l’universo buio del suo ventre, oltre che dall’aggressività espressa verso di lei in modo inconscio attraverso l’immaginazione di una demolizione totale di tutto ciò che fa parte del corpo della donna, incluso il pene del padre, altri neonati o parti del ventre materno. Tutto questo, secondo l’autrice, sarebbe dovuto, e fornirebbe, supporto alla profonda angoscia di castrazione sperimentata nella successiva fase edipica (Chasseguet-Smirgel, 1986). Oltre all’organizzazione dell’Io del soggetto e delle sue relazioni oggettuali, anche il livello di sviluppo e di integrazione del Super-io è un aspetto molto importante nel definire la conformazione della perversione e la sua possibile prognosi (Rangell, 1974).

Riferimenti bibliografici:

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Chasseguet-Smirgel, J. (1976). Freud and female sexuality: The consideration of some blind spots in the exploration of the “Dark Continent.”. The International Journal of Psychoanalysis.

Chasseguet-Smirgel, J. (1986). Sexuality and Mind: The Role of the Father and the Mother in the Psyche. Karnac Books.

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Kernberg O. F. (1993). Aggressività, disturbi della personalità e perversioni. Raffaello Cortina Editore, Milano.

Khan, M. M. R. (1993). Le figure della perversione. Bollati Boringhieri.

Laws, D. R., & O’Donohue, W. T. (Eds.). (2008). Sexual deviance: Theory, assessment, and treatment. Guilford Press.

Nobus D., Downing L. (2006). Perversion, Psychoanalitic perspectives/perspectives on psychoanalysis. Karnac, Londra.

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