CULTURA PSICOLOGICA – Eterni adolescenti e giovani adulti: la sfida dei compiti evolutivi nella società odierna

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Il concetto di compito di sviluppo fu elaborato da Robert J. Havighurst nel 1948. Da allora è stato funzionale allo studio dello sviluppo adolescenziale per più di cinquant’anni, rimanendo sempre un concetto di attualità e importanza sia per i teorici dello sviluppo e per i ricercatori , che per gli stessi adolescenti (Dreher & Dreher, 1985; Wenxin et al., 2006).
Nella definizione di Havighurts (1984) si intende per compito di sviluppo un compito che si presenta in un determinato periodo del ciclo di vita dell’individuo, la cui buona risoluzione conduce alla felicità e al successo nell’affrontare i compiti successivi, mentre un fallimento o una cattiva risoluzione conduce all’infelicità, alla disapprovazione da parte della società e a difficoltà nella realizzazione dei compiti evolutivi che si presenteranno in seguito. I compiti evolutivi nascono e si collocano nel mezzo tra bisogni individuali e richieste sociali e possono variare a seconda dello specifico contesto socio-culturale a cui l’individuo appartiene (Schleyer-Lindenmann, 2006).

Havighurst (1948) individuò, in origine, nove compiti di sviluppo tipici degli adolescenti bianchi di classe media americana degli anni Cinquanta: 1) instaurare nuove relazioni mature con coetanei di entrambi i sessi; 2) acquisire un ruolo sociale femminile o maschile; 3) accettare e usare efficacemente il proprio corpo: 4) acquisire indipendenza emotiva dai genitori o da altri adulti; 5) acquisire indipendenza economica; 6) orientarsi verso e prepararsi per un’occupazione professionale; 7) prepararsi al matrimonio e alla vita familiare; 8) sviluppare competenza civica; 8) desiderare ed acquisire un comportamento socialmente responsabile; 9) acquisire un sistema di valori e una coscienza etica come guida al proprio comportamento.

Per quanto riguarda l’Italia, si può prendere in considerazione un particolare fenomeno degli ultimi decenni che si presenta soprattutto nella nostra cultura (Livi Bacci, 2008): quello dell’adolescenza allungata (Scabini & Iafrate, 2003) o interminabile (Vegetti Finzi & Battistin, 2000), consistente nella mancata simultaneità tra l’acquisizione della maturità fisica e psicosociale e l’assunzione del ruolo di adulto autonomo e indipendente dalla famiglia di origine, la quale si ritarda sempre più dai 18 fino ai 30 anni e oltre, facendo sì che molti giovani in questa fascia di età possano essere considerati eterni adolescenti (Pietropolli Charmet, 1999) o giovani adulti (Scabini & Cigoli, 2000). Questo ritardo è dovuto a cambiamenti strutturali nella società, nel mercato del lavoro e nella politica che hanno portato all’allungamento del periodo di scolarità e all’aumento dei tassi di disoccupazione, limitando le possibilità di uscita dell’adolescente dal nucleo familiare di origine (Buzzi et al., 2002; Livi Bacci, 2008).

A causa di questo fenomeno, alcuni dei compiti di sviluppo proposti da Havighurst – acquisire indipendenza economica, orientarsi verso e prepararsi per un’occupazione professionale, prepararsi al matrimonio e alla vita familiare – non rientrano più, al giorno d’oggi, nella fase adolescenziale. Ciò può portare a situazioni di confusione e instabilità circa la lo sviluppo dell’identità personale e a un sentimento di insicurezza nei confronti delle proprie capacità e risorse, stimolando gli adolescenti a prolungare l’esplorazione dell’identità e a posticipare le responsabilità e gli impegni dati dall’assunzione di un’identità adulta. (Crocetti et al., 2012; Dogana, 2002).

La società odierna può essere inoltre metaforicamente definita narcisistica in quanto attribuisce grande importanza alla visibilità, al denaro e al riconoscimento sociale, all’essere competenti e all’altezza in ogni situazione. Anche il modello educativo degli ultimi decenni si è centrato più sulla promozione di istanze ideali troppo elevate piuttosto che su valori etici e ciò porta gli adolescenti a crearsi identità non autentiche a costo di ben figurare per assecondare le aspettative di altri (Pietropolli Charmet & Piotti, 2009), nonché a preferire o ricevere più gratificazione da modalità di interazione virtuale, come ad esempio quelle che si possono sperimentare sui social network, dove la vita apparente si riduce ad un’immagine di profilo, una bacheca o ad un tweet. I risultati di uno studio di Vogel et al. (2014) riportano che un maggiore uso e una maggiore attività sui social network è collegato a tratti di autostima più bassi, il che porta gli autori a sottolineare la deteriorante relazione tra l’esposizione ad un alto confronto sociale nell’uso di questi network e il benessere. Eppure al giorno d’oggi è raro che vi siano adolescenti che non fanno uso di queste piattaforme (Biolcati, 2010), e l’identità virtuale, separata dall’identità corporea del momento presente, è una realtà sicuramente utile quanto pericolosa nel percorso di identificazione adolescenziale.

L’esplorazione prolungata dell’identità è anche favorita dalla cosiddetta tirannia della libertà (Schwartz, 2000), ovvero dalla forte pressione, nelle società occidentali in generale, a sviluppare un’identità che sia unica e originale, scegliendo tra un’ampia varietà di alternative; ciò è spesso mortificante, anziché gratificante, per gli adolescenti che non hanno sviluppato senso critico su quale sia la scelta migliore per loro, dacché non vi sono significative linee guida sociali (Crocetti et al, 2010). Questa delicata fase di passaggio del Ciclo di Vita, dall’adolescenza verso l’età adulta, rischia così di essere un’incessante sfida per i giovani, un’eterna competizione in vista di un trofeo irraggiungibile, dove l’accettazione autentica e non giudicante di Sé e dell’Altro non sono considerati come concorrenti in gara.

(immagine: François Truffaut, Les 400 Coups, 1959)

 Bibliografia

Biolcati, R. (2010). La vita online degli adolescenti: Tra sperimentazione e rischio. Psicologia Clinica dello Sviluppo, 14, 2, pp. 267-297.

Buzzi, C., Cavalli, A., De Lillo, A. (2002). Giovani del nuovo secolo. V Indagine sulla condizione giovanile in Italia. Bologna, il Mulino.

Crocetti, E., Fermani, A., Pojaghi, B. & Meeus, W. (2010). Identity Formation in Adolescents from Italian, Mixed, and Migrant Families. Child & Youth Care Forum, 40, 1, pp. 7–23.

Crocetti, E., Rabaglietti, E., & Sica, L. S. (2012). Personal Identity in Italy. In S. J. Schwartz (a cura di). Identity Around the World. New Directions for Child and Adolescent Development, 138, pp. 87–102.

Dogana F. (2002). L’io lieve della post-modernità. Psicologia Contemporanea, 173, pp. 4-10.

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Havighurst, R. J. (1948). Developmental tasks and education. Chicago: University of Chicago Press.

Livi Bacci, M. (2008). Avanti giovani, alla riscossa!. Bologna: Il Mulino.

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Pietropolli Charmet, G., & Piotti, A. (2009). Uccidersi. Il tentativo di suicidio in adolescenza. Milano: Raffaello Cortina.

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Vogel, E. A., Rose, J. P., Roberts, L. R. & Eckles, K (2014). Social Comparison, Social Media, and Self-Esteem. Psychology of Popular Media Culture, 3, 4, pp. 206-222.

Wenxin, Z., Lingling, Z., Lingin, J. & Nurmi, J. E. (2006). Adolescents’ future-oriented goals and concerns. Psychological Science, 29, pp. 274–277.

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